Atti
del 1° Convegno di Studi
Le incisioni rupestri non figurative nell’Arco Alpino meridionale
Premessa
L’idea di creare un convegno di studi da dedicare esclusivamente alle incisioni
rupestri definite “non figurative”, perciò “schematiche”,
come: coppelle, canaletti, segni “a polissoir” ed altri motivi indefinibili,
è nata durante il Valcamonica Symposium 2000, un convegno annuale organizzato
dal Centro Camuno di Studi Preistorici, nel quale si affrontano da anni ampie
tematiche sull’arte preistorica rupestre internazionale. Eravamo nella regione
italiana più ricca di incisioni rupestri, appunto la Valcamonica, tra il
9 ed il 13 Novembre del 2000.
In quell’occasione la tendenza, ormai diffusa anche se non conclamata, a
considerare le incisioni schematiche come fenomeno a sé stante, diverso
dal figurativo, si era già manifestata con l’apertura di una sessione
dei lavori (la sessione 6ª) dedicata all’ “Arte schematica nell’area
alpina”. A conclusione dei lavori maturò, quindi, la decisione di
tenere il primo convegno di studi sull’argomento, nel successivo anno 2001,
con la speranza di renderlo annuale. Il Museo del Paesaggio di Verbania (VB) raccolse
l’invito ad organizzarlo nella sua città, così nacque il I°
Convegno di Studi sulle Incisioni non Figurative nell’Arco Alpino Meridionale”.
Nel Settembre 2002, a Cavallasca (CO), si è svolto il II° Convegno
dal titolo “Coppelle e Dintorni. Nell’Arco Alpino Meridionale”.
Le motivazioni che hanno spinto verso questa iniziativa, del tutto nuova dal momento
che schematico e figurativo sono sempre stati accomunati nell’indagine e
nella trattazione, possono essere, a mio avviso, così sintetizzate:
- rispetto alle zone di concentrazione di arte figurativa che in ambito alpino
(senza considerare la dimensione europea o mondiale) sono ben circoscritte ed
isolate, le incisioni schematiche sono talmente diffuse da costituire, a quanto
pare, un unico immenso “tappeto” tra territori alpini e prealpini,
o comunque in luoghi ove vi siano massi od emergenze rocciose.
- questa constatazione dovrebbe farci considerare le incisioni schematiche come
un fenomeno preponderante e meritevole della massima attenzione, poiché
la sua stessa diffusione lo qualifica come “linguaggio” popolare universale.
E per quanto rozzo appaia, nel suo “ipersimbolismo” è comunque
evoluto ed espressivo
- le incisioni schematiche sono sempre state considerate “minori”
invece che “altre” rispetto a quelle figurative, nella convinzione
che queste ultime fossero meglio interpretabili per il realismo descrittivo. Ma
ben sappiamo che siamo ancora lontani dal poter attribuire un senso compiuto al
figurativo rupestre.
- la ricerca sistematica delle espressioni schematiche e del loro senso, si è
cosi arenata nei primi del ‘900, con Antonio Magni, (ed un centinaio di
altri studiosi europei che operarono tra la metà e la fine dell’800),
pur continuando il loro censimento in modo casuale e dispersivo.
- vi è, pertanto, un ritardo da colmare, sia per portare avanti il censimento
secondo criteri di sistematicità e scientificità sia per trovare
un nesso, un filo conduttore, che faccia un po’ di luce sul fitto mistero
del significato.
- con questi propositi non si dettano criteri assoluti di ricerca né regole
strette da seguire (salvo quelle basilari di correttezza scientifica ed etica)
e non vi sono gerarchie, né fra i ricercatori né fra le personali
impostazioni analitiche. Ciò che andiamo ad indagare, in definitiva, è
la mente di quegli uomini appartenuti ad una cultura scomparsa. Pertanto l’interdisciplinarietà
è d’obbligo, come il non lasciare inesplorata nessuna ipotesi, come
avere il massimo rispetto delle idee di ciascuno.
In questo ecumenismo si sono svolti i due primissimi convegni e con questa solidarietà
intendiamo perpetuare le future edizioni. Gli Atti del Convegno di Verbania, dunque,
vanno letti con questo spirito e con l’augurio che possano seguire altri
convegni su un “non figurativo” sempre più indagato e compreso.